Pubblicazioni

Estratti dai nostri lavori

Emergenze attuali - Trauma: un'analista alla finestra

Silvia Presciuttini

Abstract

Il concetto di trauma psichico si riferisce a un danno conseguente a esperienze ed eventi minacciosi e inevitabili, fonte di intense reazioni emotive e di un senso di impotenza. La riflessione proposta prende le mosse dall’evoluzione storica del concetto di trauma nell’ambito della psicopatologia e della psicoanalisi. Negli ultimi anni sono aumentati gli studi sul trauma e sulla sua correlazione con la dissociazione, come difesa utilizzata di fronte a una sofferenza intollerabile.

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Nella psicologia analitica il concetto di dissociazione si connette alla visione della psiche complessa proposta da Jung; è la stessa struttura pluralistica della psiche che ne permette la dissociazione nelle situazioni traumatiche. La pandemia di Covid-19, dal punto di vista psicologico, viene considerata come un evento traumatico cronico, che nell’anno trascorso ha dato luogo a importanti ricadute cliniche, soprattutto negli individui che hanno già sofferto esperienze traumatiche in passato. La riattivazione dei traumi pregressi può essere l’occasione di un lavoro psicoterapeutico che, nel rimettere in movimento immagini ed emozioni, proceda in direzione di una riunificazione e consenta un rinnovamento creativo. La necessità di ripercorrere le esperienze traumatiche, per quanto dolorosa, può condurre a recuperare il senso del tempo e della propria storia. Sarà così forse possibile trasformare le memorie traumatiche che, scisse, sono rimaste attive in modo isolato e sintomatico, in una narrazione che rappresenti una nuova sintesi significativa della propria esperienza.

Lessico da pandemia

Silvia Presciuttini

Abstract

Nel corso di eventi di portata storica, quando nella collettività circolano forti emozioni e nuove idee, si verifica il massimo di innovazioni linguistiche. Tra queste, durante l’anno caratterizzato dalla pandemia è nata l’espressione “...ai tempi del coronavirus”, nuovo modo di dire comprensibile anche a epidemia finita. Sembra che si stia narrando di un’epidemia che “c’era una volta”: narrare ha valore terapeutico. Rievocando un noto romanzo di Márquez, l’articolo mira a mettere in luce il valore di analogie narrative e di rituali linguistici che hanno un valore protettivo, rispetto a eventi ed esperienze negativi e incontrollabili, che minacciano l’integrità della psiche.

Doppio e Ombra in una terapia di coppia

F. De Benedittis, S. Fersurella, S. Presciuttini

Abstract

Una consultazione richiesta da una coppia di genitori consente di instaurare due trattamenti analitici paralleli, per i genitori stessi e per il figlio. Nel corso della terapia di coppia, condotta da una delle autrici del presente lavoro, emergono dinamiche riconducibili al Doppio e all’Ombra, personale e familiare.

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Il concetto di Doppio per Freud è connesso al concetto di rimozione; nella psicologia analitica l’immagine dell’Ombra viene introdotta da Jung in riferimento al lato rifiutato e ‘negativo’ della personalità, ma assume anche altri significati, riferibili al substrato archetipico e alla trasmissione del negativo tra le generazioni. Nell’analisi con la coppia trovano spazio di ascolto e di elaborazione i vissuti e le fantasie che, trasmessi tra le generazioni, hanno contribuito a creare la collusione tra i partner, la loro ‘Ombra di coppia’. Il superamento del limite, lo sprezzo del pericolo e la sfida ricorrono nella famiglia; ripetuti comportamenti a rischio, e gli incidenti che ne derivano, emergono a segnalare i conflitti inconsci. L’analisi intrapresa parallelamente dal figlio della coppia consente di iniziare uno svincolo dalle imago genitoriali e dall’Ombra familiare.

Temporalità, vergogna, colpa nelle relazioni di coppia

F. De Benedittis, S. Fersurella, S. Presciuttini

Abstract

Un ricco e denso carteggio intercorso tra Murray Stein ed Elena Caramazza ha dato luogo a questo libro, nel quale i due autori si sono interrogati su temi complessi quali la temporalità, la vergogna e il problema del male, con passione analitica e in modo originale e poliedrico. La lettura del carteggio è stata per noi stimolante e intrigante, tanto da guidarci verso una possibile amplificazione dei temi trattati, anche nel campo della relazione amorosa e della terapia analitica con le coppie.

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La nostra riflessione ha preso le mosse dal considerare le quattro modalità della temporalità descritte da Stein: cronicità, acronicità, discronicità, sincronicità. Abbiamo quindi indagato le manifestazioni di queste modalità temporali, nel loro dispiegarsi nel campo della relazione amorosa. Una storia clinica ci ha consentito di descrivere l’esperienza di temporalità vissuta con una coppia durante una terapia analitica, impregnata dai sentimenti della colpa e della vergogna. Infine la riflessione sulle dimensioni della temporalità ci ha condotto a illustrare la progressione della coniunctio, all’interno della dinamica che vede alternarsi ciclicamente stati di fusione e di scissione nell’esperienza amorosa delle coppie.

Orizzonti di coppia.
Individuarsi con il partner.
Un percorso analitico junghiano

F. De Benedittis, S. Fersurella, S. Presciuttini

Abstract

La Psicologia Analitica di C.G. Jung può proporsi come percorso di cura per la coppia, oltre che per l’individuo?
L’Individuazione, obiettivo della terapia junghiana, che persegue la realizzazione e l’integrazione di tutta la psiche, nell’uomo e nella donna, può essere concepita come un processo individuale e al contempo relazionale? Quale funzione svolge il partner nell’individuazione dell’altro? E la coppia, intesa come organismo unitario e diadico, può compiere un proprio percorso individuativo?
Questi sono i principali interrogativi che hanno dato origine al libro, frutto di una ricerca iniziata dalle autrici già da molti anni.

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“Orizzonti di coppia” è un testo sistematico, teso a rivisitare i concetti principali della psicologia junghiana, per evidenziarne la possibile valenza teorico-clinica nell’ambito di una psicologia e terapia delle coppie. Le autrici, nel procedere lungo sentieri junghiani, non tralasciano anche di mettere in evidenza connessioni e differenze rispetto al modello della psicoanalisi.
Concetti quali l’Ombra, l’Anima e l’Animus, il Sé e più in generale gli archetipi e i complessi a tonalità affettiva possono essere concepiti, non solo come nodi e snodi della psiche individuale, ma anche come forme emergenti che assumono proprietà peculiari nel campo relazionale fra i partner.
Il setting con le coppie, le fasi del percorso terapeutico, i sogni dei partner e l’uso del Gioco della Sabbia nella terapia, costituiscono temi centrali della clinica, approfonditi ed esemplificati nella stesura del libro.

Couple Games and Sand Play. A Jungian Perspective for Couples

F. De Benedittis, S. Fersurella, S. Presciuttini

Abstract

Oggi essere se stessi e stare in relazione con l’altro sembrano compiti inconciliabili. La “perdita dell’Anima” coinvolge innanzitutto le relazioni affettive tra individui. In particolare, è la crisi della relazione di coppia e del matrimonio, a rappresentare una nuova sfida per la coesione della vita sociale.

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Il nostro intervento con la coppia mira ad attivare le valenze finalistiche del disagio, utilizzando il “corpo sottile” come contenitore di stati mentali regrediti e caotici, come spazio creativo di trasformazione ed integrazione delle polarità dell’archetipo.
Il “corpo sottile”, concetto presente nell’Alchimia, consente di lavorare in quest’area di intersezione tra gli stati inconsci, personali e transpersonali, dei partner e del terapeuta. Attraverso l’esperienza delle dinamiche di campo è possibile trasformare le strutture di personalità e le relazioni di tutti i partecipanti.
Imago genitoriali, Anima, Animus, Ombra si attivano potentemente creando immagini archetipiche peculiari della coppia e determinando a volte una qualità numinosa della relazione. Nel “corpo sottile” trova per noi una sua naturale collocazione l’uso del “Gioco della Sabbia” nell'analisi della coppia.

Gli junghiani. Una prospettiva storica e comparata

T. Kirsch (a cura di F. Castellana e S. Presciuttini, con appendice di Alessandra De coro)

Abstract

Il libro traccia la storia del movimento della psicologia analitica fin dalla sua origine ad opera di Jung nel 1913 ed è arricchito da un’appendice che lo completa fino ad oggi. L’autore, psichiatra e analista junghiano, era figlio di una coppia di analisti tedeschi allievi di Jung, rifugiatisi negli Stati Uniti a seguito delle persecuzioni naziste nei confronti degli ebrei.

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Thomas Kirsch ha vissuto personalmente la crescita e la diffusione del movimento junghiano in tutto il mondo e ne traccia la storia, narrando dei successi, delle rivalità personali e dei dissapori teorici che hanno attraversato la storia dei gruppi di analisti junghiani, fornendo anche nuove e preziose informazioni sul presunto antisemitismo di Jung e sul suo sempre controverso rapporto con il nazismo. Ne emerge il quadro di uno junghismo ramificato, fatto di persone vive e appassionate che hanno contribuito a diffondere la teoria e la pratica della psicoterapia junghiana. Unico nel panorama librario in Italia, Gli Junghiani si rivolge non solo a chi lavora nel campo dell’analisi, ma si rivela una lettura fondamentale anche per tutti gli studiosi del pensiero dei Carl Gustav Jung.

Mi resta quel nulla di inesauribile segreto... Legami coniugali e memorie tra le generazioni

F. De Benedittis, S. Fersurella, S. Presciuttini

Abstract

Il lavoro analitico ha radici nella “terza area”, il campo interattivo inconscio che si crea tra il paziente e l’analista. Con le coppie facciamo esperienza di una terza area poliedrica, a più dimensioni, che comprende le molteplici interazioni tra gli attori presenti nel campo.

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L’utilizzo del Gioco della Sabbia nella terapia junghiana attiva l’immaginazione della coppia e, quando i partner sono in grado di giocare insieme, si crea uno spazio immaginale comune e condiviso. Si sperimenta così una stretta analogia fra gioco e sogno. Accade che il gioco della Sabbia solleciti ricordi, sia personali che condivisi. L’emergere dei ricordi, come parti di una memoria sensoriale e corporea, è facilitato dal contatto con la materia, nel procedere dell’azione. Nella terapia della coppia possono allora comparire contenuti dolorosi che derivano non solo dalle aree problematiche dei singoli individui, ma anche da quelle dei loro antenati. I segreti e i traumi trasmessi attraverso le generazioni possono avere profondi effetti sullo sviluppo psicologico dell’individuo e sulla sua capacità di relazione.

Handling: alle origini della vita simbolica. Dalle cure materne alla cura analitica

F. De Benedittis

Abstract

Con manipolazione o handling ci si riferisce all'accudimento materno del corpo del bambino ed è correlata da Winnicott al processo di personalizzazione; alla possibilità cioè per l'Io di percepirsi come sè corporeo, di sentirsi un’unità e di legarsi alle proprie funzioni corporee, stabilendo anche i propri confini. La prima area transizionale e creativa ha origine, quindi, nella manipolazione assidua che il bambino fa degli oggetti come il ciuccio, il peluche, la copertina, ma anche di parti del proprio corpo come le mani o i piedini, o di parti del corpo materno come i capelli, il naso, le orecchie, le mani che diventano oggetto di gioco e manipolazione.

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Il tema della manipolazione corporea, nei legami intersoggettivi, è indagato da A. Eiguer che si sofferma in particolare sul gesto della carezza, individuandone un preciso rapporto con la creatività. Anche nel pensiero filosofico di G. Bachelard, la manipolazione della materia, in particolare l’arte dell’impasto, è alla radice della funzione immaginativa. Per M. Milner, particolare rilievo ha il vissuto di “materia cedevole” sperimentato dall’analista in seduta. Il con-tatto e la manipolazione simbolica, che si creano nell’area inconscia tra analista e analizzando, divengono il vero medium espressivo della creatività in analisi.

Un punto di vista junghiano sulla terapia di coppia

F. De Benedittis, S. Fersurella, S. Presciuttini

Abstract

Nella relazione di coppia accade che l’incontro e l’innamoramento siano fondati su una fantasia condivisa, ricca di proiezioni provenienti dall’inconscio nei suoi diversi livelli: personale, transgenerazionale e archetipico. Il campo della terapia di coppia impegna particolarmente il terapeuta ad uno sguardo aperto alla complessità dell’interazione.

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Lo sviluppo della teoria junghiana ci porta a considerare come i mondi interni dei singoli entrino a far parte di uno spazio terzo, una costruzione intersoggettiva inconscia. Nella terapia di coppia sono giocati nella terza area tutti gli aspetti dell’inconscio personale e archetipico dei due partner e dell’analista. Tradurre le emozioni in immagini, plasmare la materia sono aspetti fondanti della terapia junghiana. Tramite “l'immaginazione attiva” e il “gioco della sabbia” si può, così, dare avvio nel campo analitico con le coppie a un processo innovativo di visibilità e pensabilità delle emozioni. E questo consente di intravedere la possibilità di un cambiamento, attraverso la “revisione della storia” e la creazione di una nuova narrazione.

Il tempo del lutto. Ritmi e trame della psiche

F. De Benedittis

Abstract

Tre diversi movimenti si intrecciano nel comporre il tempo del lutto: la perdita, la colpa, il perdono. Le nostre perdite, pur corrispondendo a relazioni diverse, a volti diversi, divengono nel tempo l’una compagna dell’altra. Allora sentiamo, senza capire, che la perdita è una, non medesima, ma una nel suo essere vuoto, assenza, sradicamento, oscurità.

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Un secondo grande movimento che si accompagna e si intreccia a quello della perdita è il senso di tradimento. Nella morte, infatti, si configura un doppio tradimento, sia di chi sopravvive all’altro, sia di chi muore, abbandonando l’altro. Questo doppio tradimento immette nel tempo del lutto interrogativi, scrupoli che si riaffacciano alla coscienza del soggetto, attivando a volte la colpa. Nel compiersi del lutto si compone, però, una nuova tessitura, una nuova trama relazionale con l’oggetto perduto. E’ il tempo della memoria e del perdono.

Toccare terra. Immaginazione e limite nel Gioco della sabbia

F. De Benedittis

Abstract

L’uomo sperimenta continuamente le coordinate spaziali dell’alto e del basso; a queste corrisponde una fisicità, una psicologia, un tipo di immaginazione come evidenzia nel suo pensiero G. Bachelard. Fin dal primo istante in cui ci avviciniamo alla sabbiera e guardiamo la sabbia, si attiva il senso di verticalità; quel toccare terra si inscrive già nel nostro primo sguardo.

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Guardare la sabbiera dall’alto equivale, infatti, già a creare un senso di profondità e di altezza. La superficie della sabbia, si costituisce come nuda terra, come approdo prima del nostro sguardo, poi delle nostre mani ed infine di tutto il nostro essere. Questo affacciarsi sulla cassetta di sabbia, questo primo atto che si compie, è veramente un affacciarsi alla finestra del mio mondo immaginale, un mondo che aspetta di essere rappresentato e contemplato nella sabbiera. E così diviene possibile anche una visione panoramica, una visione dall’alto, più a tutto tondo del mio mondo interno. Ma affacciarsi vuol dire, anche, sfidare il senso di vuoto, la percezione di vertigine, in definitiva, il senso di caduta e di limite che la gravità e la materia mi impongono.

Cum-siderare l’Altro. Il Sublime nell’incontro analitico

F. De Benedittis

Abstract

Incontriamo la bellezza nello spazio analitico? E quale bellezza? Una concezione apollinea della bellezza, che non conosce dismisura, contrasto, occultamento, poco si addice al complesso campo analitico, un terreno abitato da polarità psichiche contrastanti. L’esperienza analitica ci rinvia, così, ad un'altra categoria della bellezza, più in linea con il pensiero eracliteo. A differenza del Bello, è la categoria estetica del Sublime a cogliere la massima tensione fra gli elementi in opposizione oppure il viraggio iniziale di un elemento verso il suo opposto.

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Si evidenza, tramite il concetto di "conflitto estetico" (Meltzer), come analista e analizzando, similmente alla coppia madre e bambino, costellino una relazione dove il riconoscimento reciproco della bellezza, si conferma come una tappa essenziale della vita psichica. Ogni incontro autentico, che cerchi cioè la verità psichica dell’altro come accade nella coppia analitica, può costituirsi come “simbolo vivo” (Jung) e come esperienza del Sublime.

La sapienza della materia. La funzione femminile nell’ascolto analitico

F. De Benedittis

Abstract

Riflettere sul tema dell’ascolto in analisi, in particolare di quelle emozioni e di quegli affetti indicibili, legati ad un dolore antico e misconosciuto, ci conduce necessariamente ad un’analisi della funzione femminile del terapeuta. La ferita, la perdita di sostanza ha inizialmente necessità di un contenitore, di un corpo–vaso femminile che porti il dolore incondizionatamente, accettando il mistero della vita nel suo paradosso, in definitiva, accettando le ombre e l’imperfezione del creato.

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Il passaggio dall’ascolto con la pancia a quello con la testa che l’analista compie in seduta, rappresenta, infatti, il processo trasformativo di una materia primariamente inconscia, caotica, oscura, come è la percezione corporea degli affetti, in un elemento più conscio, verbale e simbolico. La funzione femminile dell’analista, ci sembra strettamente correlata all’uso analitico del “gioco della sabbia”. L’uso di tale metodica in analisi annida le sue radici, proprio qui, in una materia-sabbia, in grado di accogliere un livello emotivo arcaico, permettendone una prima figurazione. Solo successivamente si farà strada la pensabilità e la rappresentazione verbale di quel livello emotivo profondo.

Narciso infermo. Riflessioni sull’approccio psicologico alle malattie croniche e invalidanti

S. Presciuttini

Abstract

Come può Narciso ammalarsi, come può invecchiare? E’ morto giovinetto, perché non poteva distaccarsi dalla bellezza e perfezione della propria immagine. Il nucleo del mito che porta il suo nome ci parla dell’impossibilità di accettare il mutamento, l’alterazione, il contagio che è implicito nel rapporto con il mondo esterno e con l’altro da sé. Fondandosi sul nucleo del mito, l’autrice propone una riflessione sul vissuto dei pazienti organici affetti da malattie croniche o invalidanti.

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Nella moderna società occidentale la malattia viene investita di una connotazione fortemente negativa; i malati, oltre a subire spesso un isolamento sociale, sviluppano forme di sofferenza psichica e sintomi come stati di angoscia, alterazioni dell’umore, vera e propria depressione. Un excursus sul tema del narcisismo conduce all’osservazione che, mentre il narcisismo normale è premessa dell’adattamento dell’individuo al mondo esterno, quando la personalità è orientata verso un narcisismo patologico il processo di elaborazione del lutto è arduo; eppure è tanto più necessario. Nell’articolo viene quindi discusso l’approccio psicoterapeutico, la cui condizione è uno spazio di relazione che accolga, contenga e aiuti a integrare parti scisse della personalità.

I fallimenti nell’adozione: una prevenzione impossibile? Riflessioni sull’operatività dello psicologo analista nell’istituzione

S. Presciuttini

Abstract

L’autrice sviluppa una riflessione che si fonda sulla propria esperienza di psicologa analista operante in un servizio pubblico, nel quale ha ricoperto un ruolo istituzionale. Nel descrivere le fantasie e il clima emotivo che sorgono nel campo dell’incontro con le coppie aspiranti all’adozione, l’autrice delinea alcune tematiche foriere di adozioni complicate se non fallimentari.

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Si esaminano, in particolare, le complessità relative all’immagine archetipica del Puer, di cui il bambino abbandonato può essere investito. Nell’incontro tra psicologo analista e coppia che desidera adottare un bambino si auspica la possibilità di stabilire fin dall’inizio una relazione “sufficientemente buona”, utile ai fini di una prevenzione della sofferenza e del disagio che a volte segnano la famiglia adottiva.

Dal gioco al simbolo: un'esperienza di formazione che parte dal concreto

M.G. Mazzone, S.Presciuttini e P. Rocco

Abstract

L’articolo si focalizza su alcuni aspetti significativi della formazione di psicoterapeuti junghiani dell’infanzia e dell’adolescenza, attivata presso l’AIPA negli anni passati: il modello teorico-clinico sotteso alla struttura del training, lo studio della relazione tramite l’osservazione del neonato e l’utilizzo della tecnica della drammatizzazione nei seminari di intervisione clinica.

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Nella discussione dei casi si pone l’accento sulla soggettività e si consente a ciascuno di sperimentare l’importanza dell’osservazione non solo verso il paziente, ma anche verso il terapeuta. Il gruppo seminariale stesso, per quanto formativo e non terapeutico, contiene potenti dinamiche affettive dall’esperienza delle quali è possibile apprendere, anche grazie alla parallela elaborazione che avviene nella propria analisi.